Tenere nota di ciò che si distribuisce non è un dovere nuovo. L'articolo 67 del Regolamento (CE) 1107/2009 impone da anni agli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari di conservare i registri d'impiego, e in Italia quel registro ha un nome che conoscono tutti: il quaderno di campagna.
Quello che è cambiato è che il registro ha smesso di essere un documento privato ed è diventato una struttura dati definita. Il Regolamento di Esecuzione (UE) 2023/564 stabilisce esattamente cosa deve contenere ogni registrazione e, qui sta il punto, impone che sia tenuta in un formato elettronico leggibile da una macchina, nel senso della direttiva sui dati aperti. Non il PDF di una pagina scansionata. Non un foglio di calcolo le cui colonne significano quello che ha deciso chi l'ha costruito.
L'obbligo sarebbe scattato il 1° gennaio 2026. Non è successo, perché il Regolamento (UE) 2025/2203 lo ha modificato consentendo agli Stati membri di accettare registri non elettronici per gli impieghi anteriori al 1° gennaio 2027. L'Italia si è presa l'anno in più. Lo strumento con cui l'appuntamento verrà onorato è il QDCA (Quaderno di Campagna dell'Agricoltore), che esiste già dentro il SIAN e che diverse regioni hanno fatto girare ad adesione volontaria per tutto il 2026.
La scadenza si è spostata una volta. Conviene leggerla come una tregua, non come un andamento.