Gli informatici parlano con disinvoltura del record — la riga che contiene la specie di una pianta, il suo lotto, la sua origine, il suo costo, il suo prezzo. I coltivatori hanno a che fare con la pianta. Sono due mondi diversi, e si toccano in un punto soltanto: l'etichetta.
È un appoggio fragile per far reggere un sistema intero. Le etichette sbiadiscono dopo una stagione di pieno sole. Si spezzano quando un carrello urta un bancale. Vengono sfilate da un cliente che confronta due piante e reinfilate nel vaso sbagliato. Finiscono nel terriccio durante il rinvaso e riemergono che non si leggono più. Non c'è niente di eccezionale in tutto questo: è un martedì qualunque.
E quando un'etichetta se ne va, non porta via solo un nome. Porta via il riferimento del lotto, che porta via la tracciabilità, che porta via il passaporto delle piante, che porta via la tua possibilità di vendere quella cosa. Una pianta senza identità è un oggetto verde di valore ignoto davanti al quale qualcuno dovrà mettersi a prendere una decisione.