Chiedi al corriere e la consegna è stata un successo: è partita dal deposito, è stata scansionata alla porta, il tracking dice consegnato. Chiedi alla pianta ed è stata un disastro: è stata lasciata alle 16 di un venerdì dietro un bidone dell'immondizia, la famiglia era via per il fine settimana e per lunedì si era cotta in un portico esposto al sole o annegata in una guaina di plastica. Nulla è andato storto nel senso comune. È semplicemente arrivata nel momento peggiore possibile.
Quella distanza tra puntuale e in tempo è tutto il problema del programmare una consegna viva. Un libro può aspettare due settimane sullo zerbino. Una pianta continua a respirare e a perdere acqua per tutto il tempo in cui resta chiusa, vivendo delle proprie riserve. Ogni ora in più sul gradino è attinta da una batteria che ha iniziato a scaricarsi nel momento in cui è stata sollevata dal bancone, e un fine settimana è un tempo lunghissimo per una pianta in una scatola.
Perciò la decisione sui tempi non è un ripensamento agganciato alla spedizione. È la spedizione. Quando una pianta parte determina quando arriva, e quando arriva determina se un essere vivo trova una porta aperta o una casa vuota. Azzecca il giorno e il viaggio fila liscio. Sbaglialo e la pianta più sana, imballata alla perfezione, arriva comunque come un reclamo.